Dietro le quinte del cortometraggio “La classe vuota” della classe 5°T
3° posto conquistato per il corto alla prima edizione Romanae Disputationes per Istituti Tecnici.
“Realizzare un cortometraggio sul concetto dell’IO”, questa è la missione lanciata alla classe dalla professoressa Simona Scigliuolo. L’elaborato era destinato alle “Romanae Disputationes” (Dibattiti romani), un vero e proprio concorso di filosofia nazionale, organizzato da PATHS di INDIRE. La consegna era quindi sviluppare un’ interpretazione della classe riguardo al concetto dell’IO in filosofia, utilizzando la settima arte come mezzo.
L’idea principale era quella di raccontare di come l’individualità è destinata a svanire quando ci si trova in un gruppo di persone, tramite le condanne conformiste delle mode. La maniera più semplice era proprio ambientare il corto direttamente a scuola, dove spesso l’individuo giovane è costretto a seguire gli altri per essere accettato. Per dare un tocco autoriale, abbiamo trasformato il tutto in una realtà distopica e onirica, dove troviamo un ministero per la salute mentale (può ricordare Orwell), in veste di non senziente robotico che ci accompagna per tutto il film, che deve indagare su quella che sembra essere un virus, “pandemia del vuoto”, dove tramite il surreale e le
metafore, si viene a capire che gli alunni, seguendo mode e il conformismo e il digitale, lentamente svaniscono nel nulla, come la loro coscienza e individualismo. Il robot ha però una cura, “un reset totale”, ovvero eseguire un lavaggio del cervello alla “Arancia Meccanica”, tramite visione di diversi video, indottrinando gli alunni a farli tornare neonati, e ricominciare da capo. L’estetica bianco e nero aiuta l’immersione e rende l’idea, oltre a ovviamente gli alunni vestiti completamente di nero vanno a significare il loro vuoto interiore.
Questa interpretazione, è stata premiata al concorso con il terzo posto, con ben 40 classi partecipanti da tutta Italia per “L'originalità dell'interpretazione, la chiarezza espressiva, la forza comunicativa e il pathos trasmesso allo spettatore, anche attraverso una attualizzazione del tema in una realtà scolastica distopica che fa riflettere sul senso della formazione nell'era digitale.”.
Questa è stata la motivazione espressa durante la premiazione a Bologna sul cortometraggio La classe vuota.
A cura di Matteo Moscova
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